Crisi finanziaria e crisi dell’economia reale

Ormai è chiaro, la crisi finanziaria, partita dagli Stati Uniti nell’agosto del 2007 con i mutui subprime, dopo aver progressivamente infettato i sistemi finanziari di quasi tutti i Paesi del mondo, adesso sta progressivamente infettando sempre più profondamente anche l’economia reale.

Fenomeno assai preoccupante, perché l’economia reale non è fatta di “carta” o di strani e perversi effetti moltiplicatori della ricchezza: una ricchezza fittizia per molti, per tanti, per troppi.

L’economia reale è quella che produce la vera ricchezza, combinando variamente i fattori della produzione, che impiega risorse umane nel raggiungimento dei propri obiettivi, che punta al futuro con il “day by day”, cioè con la crescita misurata giorno dopo giorno e non con il “tutto ora e subito”, come avviene invece in ambito finanziario, ed i fatti lo dimostrano.

Immaginare di arricchirsi senza la “fatica” del lavoro è un’illusione, e adesso sono molti i commentatori e gli opinionisti che invocano un ritorno all’economia reale. Ma la memoria corta pare che sia un fenomeno parecchio diffuso, già sul finire degli anni ’80 si erano paventati i rischi insiti nell’economia di carta, fatta solo di finanza e nient’altro, quando lo sviluppo selvaggio e senza regole di raccolta di denaro tra i risparmiatori da parte di soggetti che si autodefinivano finanzieri – vedi i vari Bagnasco, Mancini, Selvaggi, De Gaetano, Sgarlata, solo per citarne alcuni, ma l’elenco è abbastanza corposo – creò danni enormi e tragedie agli stessi risparmiatori abbagliati da rendimenti impossibili, tant’è che molti hanno perso tutti i loro risparmi. E dopo quasi più di vent’anni c’è ancora chi si lecca le ferite.

Allora come oggi è sempre il vecchio congegno della “catena di Sant’Antonio”, ai primi entrati e dopo poco usciti va di solito bene sono gli ultimi entrati che restano con il cerino acceso in mano, solo che oggi nell’economia globalizzata gli effetti sono amplificati, perché i mutui subprime impacchettati in America e venduti a tutto il mondo sotto forma di obbligazioni o di altri strumenti finanziari sono nei portafogli di molti investitori e di molte banche.

Parlando di banche, quando è venuto alla luce che tante di esse erano impegnate in investimenti, diretti o indiretti, in strumenti finanziari che avevano sottostanti mutui subprime e/o loro derivati, la sfiducia (tra esse) ha raggiunto limiti da collasso del sistema: nessun banchiere presterà mai denaro a chi potenzialmente può diventare insolvente, si tratti o no di un’altra banca. Così il tasso interbancario, più conosciuto come Euribor, ossia il tasso di regolamento dei prestiti tra banche, ha raggiunto i suoi massimi livelli degli ultimi otto anni, perché le banche sfiduciate del loro stesso sistema già da qualche tempo hanno smesso di prestarsi il danaro, ed i sottoscrittori di mutui a tasso variabile (agganciati all’Euribor), impotenti, hanno visto l’ammontare delle rate mensili via via crescere sempre di più, con gravissimi problemi per i bilanci delle famiglie. Alcune delle ultime statistiche affermano che sono aumentati anche nel nostro Paese i pignoramenti delle banche verso i mutuatari che non hanno più potuto pagare le rate di mutuo.

Anche questo fenomeno, la mancanza di circolazione della liquidità, è assai preoccupante, tant’è che le Banche centrali (FED, BCE, Bank of England, ecc.) per contrastare il fenomeno e calmierarne gli effetti hanno fatto continue iniezioni di liquidità nel sistema.

Di recente il Governatore della Banca d’Italia Draghi ha detto: “adesso ci aspettiamo che l’Euribor scenda sotto il 5%”, che tradotto significa “care banche ricominciate a prestarvi il danaro tra voi e fatelo circolare”, qualcosa di analogo è stata ribadita dal Governatore della BCE Trichet in occasione dell’ultimo ribasso del tasso di riferimento, portato al 3,25% con previsione di ulteriore ribasso nel mese di dicembre.

Ma pare che allo stato questi interventi, tutti insieme, non hanno generato gli effetti desiderati, la liquidità continua a scarseggiare e sempre più imprese lamentano un razionamento o un restringimento del credito, mentre, stando alle ultime informazioni riportate dalla stampa specializzata, le banche preferiscono parcheggiare la loro liquidità presso la BCE al tasso del 2,75% piuttosto che rimetterla in circolo a tassi di remunerazione maggiori, viene da chiedersi: cosa ci aspetta ancora? cos’altro deve succedere? ci sono in giro altre mine vaganti non disinnescate che stanno per esplodere? Senza scadere nella dietrologia, se le banche scelgono di tenersi “liquide” e di non esercitare il loro mestiere d’intermediari, nonostante gli inviti di Governi e Governatori centrali, ci sarà pur un motivo. Tanto più che in borsa i titoli bancari sono soggetti a ribassi a dir poco forsennati.

E nel frattempo le imprese – l’economia reale, quella che produce la vera ricchezza e cerca di mantenere i posti di lavoro, attraverso i quali le famiglie ricevono gli introiti da consumare e/o risparmiare, sempreché la rata di mutuo lo permetta – sono ogni giorno in trincea a combattere aspettando che passi la buriana.

Una risposta a Crisi finanziaria e crisi dell’economia reale

  1. Caro Giovanni,
    non posso che concordare con quanto scritto nelle tue riflessioni ma ritengo che ancora oggi molti commentatori o esperti, veri o presunti, non sottolineano abbastanza il fatto che l’attuale crisi deriva esclusivamente e direttamente da un malcostume e da una totale mancanza di eticità da parte di gran parte degli operatori finanziari che da troppo tempo stanno creando ricchezza basata sull’inganno, la millanteria e il malgoverno delle istituzioni e delle aziende finanziarie e di credito.
    Le banche, create nel tempo per favorire il credito allo sviluppo economico mediante la raccolta di fondi dalla società civile, si sono negli ultimi anni tramutate in strumenti finalizzati quasi esclusivamente a produrre plusvalenze finanziarie togliendo dal mercato liquidità a danno della cosiddetta economia reale.
    Anche questa nuova immagine della “economia reale” mi sembra disegnata ad arte da coloro che sono stati gli artefici dei danni finanziari! Come si possono dividere le due economie, reale e finanziaria, quando gli attori sono spesso gli stessi?
    Diciamo piuttosto che molti imprenditori hanno sperato, come tu sottolinei bene, di arricchirsi mediante la finanza e tralasciando il lavoro reale (quello si!) fatto di imprenditoria, sviluppo, ricerca e, naturalmente, di assunzione di rischi!
    Seguendo le false chimere hanno pensato di potersi arricchire con la borsa e suoi giochetti sottraendo risorse al mercato e alle proprie aziende. Molti si sono realmente arricchiti, tutti coloro che hanno abbandonato in fretta il “gioco”, ma la maggioranza sono rimasti invischiati nella crisi ed ora invocano l’intervento dello stato e lo spettro della recessione che loro stessi hanno determinato.
    E’ tutto ciò etico? Moralmente accettabile?
    Non credo e penso che sia giunto il momento che coloro che hanno determinato tutto ciò paghino, questa volta sì…realmente, anche con la galera come ha detto, una volta tanto giustamente, il Ministro Tremonti.
    Come si può sopportare che uno come Greenspan di fronte al mondo, semplicemente, ammette di aver sbagliato e….si scusa molto!
    Semplicemente incredibile!
    Francesco Naviglio

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